Inquinamento Idrico Veneto

Come nella maggior parte dell’Europa, nel Veneto i fiumi, i laghi, le falde acquifere sono inquinati.

I depuratori non trattengono numerose sostanze chimiche che dagli scarichi industriali, zootecnici o umani finiscono nell’acqua.

I nuovi inquinanti vanno dai farmaci alle droghe, dai disinfettanti ai prodotti chimici per la cura della persona, da sostanze perfluorurate e plastificanti fino a caffeina e nicotina.

Tutte queste sostanze vengono utilizzate quotidianamente in quantità elevate e possono essere immesse nell’ambiente tramite gli scarichi urbani.

I Depuratori depurano Parzialmente gli inquinanti

I depuratori contribuiscono a ripulirli prima del loro scarico nell’ambiente ma solo parzialmente e molti inquinanti, in particolare i farmaci, le droghe e i prodotti chimici utilizzati per la cura della persona permangono nelle acque trattate e sono riversati in canali e fiumi con ripercussioni sugli ecosistemi.

A queste si aggiungono anche altre fonti di inquinamento, tra cui gli scarichi diretti delle attività zootecniche ed industriali.

Il Veneto: Maglia nera per quanto riguarda L’inquinamento idrico da parte dei Pfas.

Pfas

Recenti studi hanno dimostrato una contaminazione diffusa da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nell’acqua di alcuni territori del Veneto, della Toscana e della Lombardia

Tali sostanze organiche, note anche come perfluorati, sono impiegate nelle aziende chimiche che producono derivati del fluoro e che nello specifico rappresentano la fonte della contaminazione ambientale

Cosa sono i perfluorati

perfluorati sono sostanze caratterizzate dalla presenza di una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata nella molecola, generalmente costituita da 4 a 16 atomi di carbonio, e da un gruppo idrofilico.

La particolare struttura di queste molecole e il forte legame tra fluoro e carbonio le rende particolarmente resistenti al degrado, pertanto i composti PFAS presentano un’elevata persistenza nell’ambiente e la capacità di bioaccumulo, con effetti tossici sugli essere viventi, compreso L’uomo.

I PFAS fanno parte della famiglia di sostanze definite come “interferenti endocrini” in quanto in grado di alterare gli equilibri ormonali; sono inoltre considerati contaminanti chimici emergenti, segnalati come “prioritari” da organismi nazionali ed internazionali.

L’elevata idrosolubilità motiva la diffusa presenza di queste sostanze nell’acqua, che rappresenta quindi un importante veicolo di contaminazione.

I PFAS

Con PFAS (perfluorati) si intende una vasta famiglia di sostanze perfluorate, tuttavia di particolare interesse sono i cosiddetti PFOS (acido perfluorooctansulfonico) e PFOA (acido perfluorooctanoico), a causa della loro vasta applicazione in vari settori industriali, basta pensare al politetrafluoroetilene (PTFE), posto in commercio come “Teflon” e al “Goretex” per l’abbigliamento sportivo.

Altri impieghi industriali riguardano la produzione di detergenti, cere per lucidare i pavimenti, pitture, vernici, pesticidi e schiume antincendio.

I perfluorati e l’acqua potabile

La legislazione riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano (D.Lgs 31/2001) non prevede il controllo di queste sostanze, per le quali quindi non sono stati fissati valori limite di concentrazione.

Tuttavia, la protezione della qualità delle acque prevede anche il controllo di elementi chimici non espressamente considerati dalla normativa vigente, che possono rappresentare potenziali fattori di rischio. 

È il caso dei perfluorati, le cui concentrazioni massime tollerabili per l’acqua potabile di PFOA e di PFOS sono state proposte a livello nazionale da alcuni paesi: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi.

Nel nostro paese, sulla base delle indicazioni dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) circa i valori massimi tollerabili per esposizione orale e dei consumi stimati di acqua potabile, sono stati proposti i seguenti valori limite per la concentrazione in acqua0,3 nanogrammi/L per il PFOS e 3 nanogrammi/L per il PFOA.

Acqua avvelenata dalle industrie: e ora in Veneto è pericoloso bere dal rubinetto

La seconda falda acquifera più grande d’Europa porta i segni degli scarti dell’industria conciaria veneta e l’assenza di una normativa sui limiti agli scarichi.

Per trent’anni, in natura sono stati versati gli scarti delle sostanze utilizzate per impermeabilizzare abiti e pelli, produrre pentole antiaderenti o carta da forno.

A questo servono i Pfas, che hanno contaminato nel tempo 180 mila chilometri quadrati fra le tre province venete coinvolgendo 50 comuni e 350 mila persone.

136 milioni di euro

È la stima del disastro ecologico fatta dall’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) per l’inquinamento da sostanza perfluoroalchiliche (Pfas) nell’area tra le province di Vicenza, Verona e Padova.

Gli ultimi studi in ordine di tempo hanno mostrato come gli Pfas siano causa di tumori e infertilità.

LA SCOPERTA DELL’INQUINAMENTO

Miteni

Nel 2013, in Veneto l’Istituto (Irsa-Cnr) effettuò il monitoraggio concentrandosi soprattutto nel distretto industriale di Valdagno e Valle del Chiampo.

Qui si trova il più importante polo tessile e conciario italiano e lo stabilimento della Miteni, società che produce fluoricomposti a Trissino in provincia di Vicenza.

Le analisi fecero emergere valori anomali delle sostanze nelle acque potabili campionate da punti di erogazioni sia pubblici che privati.

Subito viene individuata quale fonte principale della contaminazione prima dalla ricerca Irsa, poi dell’Arpav e dai carabinieri del nucleo operativo ecologico, la stessa Miteni, attiva dagli anni ’70, quando si chiamava Rimar e la proprietà era della famiglia Marzotto.

Un inquinamento di vecchia data ma scoperto solo nel luglio 2013.

Il Cnr lascia pochi dubbi e avverte del «possibile rischio sanitario per le popolazioni che bevono le acque prelevate dalla falda».

Tuttavia, nonostante lo studio Irsa e la trasmissione dei dati dall’agenzia regionale per la protezione ambientale del Veneto (Arpav) alla Regione e alla procura la situazione rimane sottotraccia e senza apparenti sviluppi.

Nemmeno la costituzione del Coordinamento Acqua Libera dai Pfas (Legambiente insieme ad altre dodici associazioni), una campagna di sensibilizzazione e le denunce presentate contro ignoti alle procure di Vicenza e Verona sembrano scuotere le istituzioni.

Fino al 2016, quando il governatore Luca Zaia si fa avanti e chiede risorse al governo per un piano di interventi e monitoraggio sanitario, oltre che per l’installazione di filtri in grado di trattenere i contaminanti.

Indagine Epidemiologica

Nell’Ohio (Stati Uniti) una indagine epidemiologica indipendente concluse come alcuni composti Pfas, in particolare quelli a «catena lunga», avessero proprietà cancerogene e di “interferenti endocrini” provocando così ipercolesterolemia, coliti ulcerose, malattie tiroidee, tumori del testicolo e del rene.

Da questa parte dell’oceano però i Pfas non sono previsti dalla legge come inquinanti e la pericolosità è messa in discussione.

Indagini sulla salute

Negli ultimi tre anni molte indagini sono state eseguite sulla popolazione dell’area contaminata.

I risultati sono preoccupanti

Fra il 2015 e il 2016 è stata condotta una campagna di biomonitoraggio umano su 507 persone della zona contaminate e di altrettante persone residenti fuori dall’“area rossa”.

La concentrazione media di queste sostanze nel sangue degli esposti è risultata di 13 nanogrammi/grammo contro 1,6 nanogrammi/grammo nelle persone non esposte.

Un’altra indagine ha esaminato i dati di salute riproduttiva della popolazione della zona rossa negli ultimi dieci anni, confermando l’aumento dei casi di diabete e sindrome di pressione alta (preeclampsia) durante la gravidanza e di nati con basso peso.

Un altro studio ha poi osservato aumenti di mortalità per ischemie, malattie cerebrovascolari (nei maschi +19%), diabete (+25% nelle donne) e Alzheimer (+14% nelle donne).

https://www.corriere.it/salute/17_settembre_22/pfas-rischi-la-salute-sono-reali-737e6a7e-9f79-11e7-b69e-b086f39fca24.shtml

Da almeno due anni le ricerche sui Pfas trovano sempre più spazio su riviste scientifiche di primaria importanza che stanno delineando un quadro preoccupante per le popolazioni colpite.

Ultimo in ordine di tempo uno studio durato due anni del gruppo di ricerca dell’Università di Padova coordinato dal professor Carlo Foresta che ha analizzato i livelli ormonali delle ventenni residenti nell’area rossa della contaminazione:i risultati individuano il composto come responsabile dell’alterazione della fertilità della donna, provocando la poliabortività.

Filtri e Purificatori per eliminare i perfluorati dalle acque

I processi di depurazione convenzionali adottati in ambito acquedotto (chiariflocculazione, filtrazione, disinfezione con prodotti a base di cloro) risultano meno efficaci dei processi di ossidazione avanzata realizzabili con l’impiego di sostanze quali l’ozono, l’acqua ossigenata e la tecnologia UV.

Ultrafiltrazione e filtri a carboni attivi

In ambito domestico l’Ultra-filtrazione e la microfiltrazione si sono dimostrate tecnologie efficaci nella rimozione dei pfas dall’acqua, così come anche i filtri a carboni attivi.

E sono proprio i filtri a carboni attivi granulari ad essere stati adottati dai vari gestori d’acquedotto delle zone interessate per ridurre, con notevole successo, le concentrazioni di PFAS nelle reti idriche.

L’Istituto Superiore di Sanità ritiene che l’applicazione di adeguate tecnologie (carboni attivi o filtrazione con membrane) nella filiera di produzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano possa garantire, nelle acque trattate, i seguenti livelli di performance: PFOS ≤ 0,03 nanogrammi/L e PFOA ≤ 0,5 nanogrammi/L.

Valori significativamente inferiori ai limiti adottati dal nostro paese, che rappresentano, attualmente, l’obiettivo ritenuto tossicologicamente accettabile a cui tendere

FILTRI A CARBONI ATTIVI

Questo tipo di filtri sono gli unici in grado di decontaminare l’acqua dai PFAS, ne esistono di vario tipo e di varia misura a seconda delle quantità d’acqua da Purificare: l’unico comune denominatore è la necessità di curarne la manutenzione e la sostituzione.

I filtri a carboni attivi, infatti, si esauriscono e vanno sostituiti periodicamente per mantenerli in efficienza.

Fino a qualche tempo fa i Purificatori d’acqua per casa venivano visti come dei prodotti utili ma di cui, tutto sommato, si poteva anche fare a meno.

Con la consapevolezza che abbiamo oggi invece sappiamo che sono uno strumento essenziale per tutelare la salute di tutta la famiglia.

Attraverso una tecnologia super collaudata che si chiama Ultrafiltrazione, si può ottenere in casa propria un’acqua completamente pura, priva di ogni sostanza inquinante che viene bloccata alla fonte.

Bere acqua buona è fondamentale per la nostra salute e deve essere un diritto di tutti, in particolare per le cosiddette “fasce deboli”: bambini, anziani, donne in gravidanza.

Un purificatore ad ultrafiltrazione garantisce un acqua assolutamente pulita e esente da contaminazione: la miglior scelta possibile per il consumo alimentare.

Possiamo quindi affermare in maniera totalmente serena che un Purificatore D’acqua domestico riesce ad aggirare il problema di inquinamento delle falde acquifere a Vicenza e in tutta Italia.

L’unica accortezza davvero importante per chi possiede un purificatore d’acqua è di provvedere alla regolare manutenzione e sostituzione dei filtri.

In mancanza di ciò, i filtri possono trasformarsi in una fonte di batteri e ne risentirà la qualità dell’acqua.

Inquinamento Idrico Lombardia

Tonnellate di sostanze chimiche nell’acqua di Milano

(ricerca dell’Istituto Mario Negri)

I depuratori non trattengono numerose sostanze chimiche che dagli scarichi industriali, zootecnici o umani finiscono nell’acqua del capoluogo lombardo.
I depuratori d’acqua non trattengono decine di sostanze

Un cocktail di farmaci e sostanze chimiche, droghe, nicotina e caffeina viaggia nella corrente dei fiumi di Milano.

Lo ha scoperto uno studio condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri in collaborazione con il Servizio Idrico di MM (ex Metropolitana Milanese).

La ricerca, condotta con il finanziamento della Fondazione Cariplo, si è concentrata sui cosiddetti “nuovi inquinanti” che finora non vengono compresi nelle statistiche ufficiali sulla qualità dell’acqua, ma che invece sono sempre più interessanti per un corretto monitoraggio scientifico.



Farmaci Droghe Disinfettanti e Prodotti Chimici


I nuovi inquinanti vanno dai farmaci alle droghe, dai disinfettanti ai prodotti chimici per la cura della persona, da sostanze perfluorurate e plastificanti fino a caffeina e nicotina.


La ricerca sul sistema acquifero milanese ha preso in esame gli ultimi 5 anni, per arrivare a conclusioni preoccupanti:


Ogni giorno la popolazione del capoluogo lombardo immette nei corsi d’acqua 6,5 kg di farmaci, 1,3 kg di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate per la cura della persona, 200 g di sostanze perfluorurate, 600 g di plastificanti, 400 g di droghe di abuso, 13 kg di nicotina e caffeina. (Rinnovabili.it)


L’analisi si è svolta sulle acque fognarie e quelle di falda, da cui deriva l’acqua potabile


26 sostanze Pericolose nell’acqua potabile


In tutto, hanno cercato la presenza di 80 sostanze che, come ha spiegato Sara Castiglioni, che dirige l’Unità di biomarkers ambientali dell’Istituto Mario Negri.


«Tutte queste sostanze vengono utilizzate quotidianamente in quantità elevate e possono essere immesse nell’ambiente tramite gli scarichi urbani.


Parte del carico di inquinanti deriva dai depuratori che ricevono le acque fognarie prodotte dalla città di Milano contenenti inquinanti in notevoli quantitativi.


I depuratori contribuiscono a ripulirli prima del loro scarico nell’ambiente ma solo parzialmente e molti inquinanti, in particolare i farmaci, le droghe e i prodotti chimici utilizzati per la cura della persona permangono nelle acque trattate e sono riversati in canali e fiumi con ripercussioni sugli ecosistemi.


A ciò si aggiungono anche altre fonti di inquinamento, tra cui gli scarichi diretti delle attività zootecniche ed industriali».

Vista attraverso le mappe dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sulla presenza di pesticidi nelle acque, la Lombardia è tappezzata di pallini rossi.


Sembra che si sia presa il morbillo e in effetti, stando all’analisi di fiumi e falde, la regione non sta molto bene.


Quei pallini, secondo la legenda dei laboratori Ispra, rappresentano i punti in cui la concentrazione di pesticidi è superiore ai limiti europei: 0,1 microgrammi litro per singola sostanza e 0,5 per la somma.


La Lombardia è piena.

I nostri fiumi sono fiumi di veleni.
Spesso già alla fonte.

Secondo i dati di Regione e dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) acquisiti dall’Ispra, in Lombardia sono state trovate 26 sostanze pericolose (9.539 le misure effettuate).


PERCENTUALI ALL’ARMANTI

Dei 168 punti di monitoraggio delle acque superficiali, l’82,7% ha restituito residui.
Una media più bassa per le falde: sono state riscontrante sostanze nel 56,4% dei casi (195 punti di prelievo).
Erbicidi, insetticidi, fungicidi, anti-infestanti.

71% delle acque sotterranee inquinate


Pertanto, nel 2017, in Lombardia, è stato attribuito uno Stato Chimico NON BUONO al 71%. delle acque sotterranee.

Le principali sostanze responsabili, in rapporto alla totalità dei superamenti a livello idrico, sono:


Ione di Ammonio, Triclorometano, Arsenico, Bentazone, Tricloroetilene e Tetracloroetilene, e in misura minore Zinco, Nitrati, Ampa e Cromo VI.


(Fonte ARPA) https://www.arpalombardia.it/Pages/RSA/Acque.aspx

Erbicidi e pesticidi


“Sono biocidi, ovvero composti chimici pensati per uccidere gli esseri viventi – spiega Pietro Paris, responsabile sostanze pericolose dell’Ispra


Anche se sono pensati per determinati parassiti, fanno male a tutti gli organismi”, Uomo compreso.


Quindi Stiamo parliamo solo delle sostanze semplici, “perché i pericoli delle miscele non li conosciamo ancora”, aggiunge Paris.


Ma sappiamo che ci sono, i cocktail di pesticidi.


L’Ispra riferisce che in un campione sono state trovate fino a 23 componenti chimiche.


Nei fiumi e nei laghi lombardi (a livello quindi di acque superficiali) la sostanza più comune è l’Ampa: compare nel 92% dei punti di monitoraggio.


Quindi Spiega Paris: “Si tratta di un metabolita, ovvero una molecola che si forma nell’ambiente per degradazione della sostanza madre, il glifosate.


Questo è un erbicida usato nel mais coltura” ed è presente nel 68% dei punti di osservazione.


Ampa e glifosate, insomma, infestano tutta la nostra regione.


“Si tratta di sostanze contaminanti conclamate – aggiunge l’esperto dell’Ispra – e la Lombardia è l’unica regione in grado di individuarle”.


Pesticidi vietati ma ancora in circolo


Nel sottosuolo la situazione non è migliore.
Dal ventre della terra riemerge l’eredità dei nostri padri.
Ovvero i pesticidi banditi dal commercio ma assorbiti dal terreno.
Fuori dal mercato, ma che restano in circolo nelle falde.

Uno stillicidio prolungato.


Le acque sotterranee lombarde contengono, tra le molecole osservate più spesso, atrazina e terbutilazina (quest’ultima la sostanza più diffusa in tutta Italia), disinfestanti utilizzati negli anni Ottanta e Novanta e poi messi al bando.


Il rapporto Ispra si basa sui dati di Arpa Lombardia, che nel suo ultimo dossier evidenziava un aumento dei veleni nelle acque dei laghi.

CONCLUSIONE


Quindi nonostante le assicurazioni dell’acquedotto, che l’acqua è buona da bere.( buona perché è potabile)

Non perché sia priva di inquinanti. (in percentuali non dannose secondo loro).

Le percentuali non sono dannose per la salute, se prese per singolo inquinante, ma qui parliamo di varie decine di inquinanti pericolosi, che messi insieme creano Un cocktail di 26 veleni.

Quindi è indispensabile, fornire il vostro rubinetto di acqua potabile di un purificatore ad Ultrafiltrazione, sistema capace di bloccare fino al 99% gli inquinanti nell’acqua.

Mantenendo le qualità organo-elettriche e i sali minerali inalterati.

Visto che anche l’acqua in bottiglia non è molto salutare.

inquinamento idrico in svizzera

L’acqua del rubinetto è Più economica

Ma è senza inquinanti ?

https://www.rsi.ch/play/tv/popupvideoplayer?id=12079137&startTime=65.87

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, la presidente dell’ACSI ci spiega perché è meglio consumare quella del rubinetto

LUGANO – Sugli scaffali del supermercato si trova acqua minerale di tutte le marche e proveniente da ogni parte del mondo.

Da quella che sgorga dalle nostre montagne a quella più “prestigiosa”, come la Evian dalla Francia, la Voss dalla Norvegia e la Fiji dall’omonima isola del Pacifico.

«Ma l’acqua del rubinetto è la bevanda ideale, dato che è molto più economica ed ecologica» ricorda, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, Evelyne Battaglia Richi, presidente dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (ACSI).

L’acqua del rubinetto è inoltre, sempre secondo Battaglia Richi, più sicura di quella in bottiglia: «È più controllata» ci dice, ricordando il recente caso delle microplastiche riscontrate in tutte le acque in bottiglia di alcuni dei principali marchi.

(Tratto da https://www.tio.ch/ticino/attualita)

L’80% dell’acqua potabile consumata in Svizzera proviene dal sottosuolo.

Le riserve idriche sono abbondanti, ma sono sempre più soggette a contaminazioni.

In Svizzera, l’acqua potabile è ricavata da tre diverse risorse.

Circa il 40% proviene dalle falde acquifere, un altro 40% dalle sorgenti e il restante 20% da acque di superficie, soprattutto da laghi e fiumi.

Le acque sotterranee sono alimentate dalla pioggia, dallo scioglimento della neve e dei ghiacciai, così come dalle infiltrazioni dei corsi d’acqua.

Le riserve nelle cavità del sottosuolo sono enormi: 150 miliardi metri cubi, ciò che corrisponde all’incirca al volume di tutti i laghi svizzeri.

Di questi, soltanto poco più di un miliardo è prelevato per soddisfare il fabbisogno in acqua potabile.

Nitrati e residui di pesticidi nell’acqua

Teoricamente, sarebbe possibile estrarre una quantità oltre dieci volte superiore, senza ripercussioni permanenti sul livello della falda freatica e sull’ambiente, osserva Ronald Kozel, a capo della sezione ‘Idrologia’ presso l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam).

Il problema prosegue, è che oggigiorno è spesso impossibile realizzare nuovi punti di captazione dell’acqua, in particolare sull’altopiano elvetico.

La crescente urbanizzazione, l’utilizzo intensivo del territorio da parte dell’agricoltura e i conseguenti conflitti di interesse limitano sempre più la quantità di acqua effettivamente sfruttabile, sottolinea Kozel.


A inquietare l’Ufam non è però l’aspetto quantitativo.


 “Le riserve idriche sotterranee sono sempre più soggette a contaminazioni, la maggior parte delle quali proviene dall’agricoltura”, rileva il rapporto dell’Osservazione nazionale delle acque sotterranee (NAQUA) pubblicato dall’Ufam.



La qualità dell’acqua è compromessa in particolare da nitrati, da residui di prodotti fitosanitari, da medicamenti e da micro-inquinanti provenienti dalle industrie, dall’artigianato e dalle economie domestiche, scrive l’Ufam.


Nuove sostanze

https://www.rsi.ch/play/tv/popupvideoplayer?id=12175369&startTime=17.015


In generale, in Svizzera la qualità delle acque è buona.

Tuttavia Residui di fertilizzanti e prodotti fitosanitari o ingredienti di cosmetici, detergenti o farmaci, ad esempio, compromettono le acque sotterranee e superficiali.

Questi cosiddetti micro-inquinanti possono avere effetti pregiudizievoli sulla qualità delle acque già in concentrazioni molto basse.

In molti fiumi di medie e grandi dimensioni, la maggior parte dei micro-inquinanti proviene dagli impianti di depurazione delle acque di scarico (IDA).

Circa 4800 dei 65 000 chilometri della rete idrografica svizzera sono inquinati dalle acque di scarico rilasciate da queste sorgenti puntuali.

(FONTE) Società svizzera di idrologia e limnologia SSIL, CHy (ed.) 2011: Auswirkungen der Klimaänderung auf die Wasserkraftnutzung – Synthesebericht. Beiträge zur Hydrologie der Schweiz Nr. 38. Bern: 28 S.

Micro e nano-plastiche nell’acqua del rubinetto

Claudio Crivelli Barella interroga il Governo sulla presenza di micro e Nano-plastiche nelle reti di acqua potabile

“Le micro-plastiche (dalla dimensione inferiore ai 5 mm) e le nano-plastiche (inferiori ai 0.1 µm) sono particelle inquinanti di materiale plastico.

Introdotte nell’ambiente da fonti primarie (appositamente fabbricate quali componenti di cosmetici, detergenti per il viso o per la tecnologia di sabbiatura ad aria compressa) o da fonti secondarie (derivati dalla frammentazione di detriti di plastica di grandi dimensioni).

Le micro- e nano-particelle di plastica sono ormai ovunque, nelle acque sia marine che dolci, nei suoli e nell’aria.

Attraverso l’ingestione o la respirazione, le particelle di plastica possono essere integrate nei tessuti degli organismi.

Rischi per la salute

Successivamente accumulate lungo la catena alimentare e infine consumate dagli esseri umani, situati all’apice della catena alimentare.

Conseguenze nocive delle micro e nano-plastiche nell’ambiente sono state rilevate nei molluschi, vermi, crostacei, pesci, uccelli, tartarughe e in altri organismi acquatici.

I rischi per la salute di animali e dell’essere umano derivano dagli effetti tossici e cancerogeni delle sostanze utilizzate nella fabbricazione delle plastiche.

Ftalati Bisfenolo e altri inquinanti tossici

Come gli agenti plastificanti (p.es. gli ftalati), gli agenti usati per indurire la plastica (p. es il bisfenolo A) e i ritardanti di fiamma (p. es. il tetrabromobisfenolo), oppure dagli effetti derivati da inquinanti organici persistenti (p.es. il PCB), metalli pesanti o patogeni accumulati sulla superficie delle particelle durante la loro persistenza nell’ambiente

Malgrado i rischi diretti per la salute umana delle micro e nano-plastiche non siano ancora sufficientemente studiati e “ciò che è noto è circondato da una notevole incertezza


Le prove presentate dal DEFRA(Dipartimento per l’ambiente Food & Rural Affairs)


Hanno dimostrato che le particelle più piccole, conosciute come nano-plastichepossono persino permeare le membrane cellulari, così come nei tessuti intestinali.

Una volta all’interno dei tessuti, è teoricamente possibile che le micro-plastiche interagiscano con i tessuti biologici in modo tossico, ma questo non è ancora stato testato.

Un fattore essenziale che determina se le micro-plastiche presentano una minaccia fisica e/o agiscono come vettore per il trasferimento di sostanze chimiche è la capacità di assorbimento di tali particelle.

Visto che le micro e nano-plastiche sono in grado di bio-accumulare, presentano una fonte a lungo termine di sostanze chimiche che possono riversarsi nei tessuti e nei liquidi corporei.

Ciò è preoccupante poiché alcuni additivi utilizzati per la produzione di micro-plastiche hanno effetti tossici sulla salute umana

Sostanze pericolose


le sostanze contenute o associate ad esse possono condurre allo sviluppo di tumori, a malattie cardiovascolari, obesità, infertilità, malformazioni congenite, disfunzioni del sistema endocrino, diabete, disfunzioni epatiche e danni alla cute.


È risaputo che sono le particelle più piccole ad essere capaci di penetrare nelle cellule umane e di conseguenza a causare il maggior numero di danni.

In un’intervista rilasciata al periodico francese Journal de l’environnement, la ricercatrice irlandese e esperta del soggetto Anne-Marie Mahon (del Galway-Mayo Institute of Technology), dichiara:

“Non sappiamo ancora esattamente quale effetto le micro-plastiche hanno sulla salute umana.

Ecco perché dovremmo applicare il principio di precauzione e aumentare la ricerca per scoprire i rischi reali”.


Nello stesso articolo, la professoressa di Chimica della New York State University Sherri Mason invece si interroga:

“Abbiamo abbastanza dati sugli effetti della plastica sulla fauna selvatica.

Se hanno un tale impatto su di essa, come possiamo pensare che non abbiano un impatto su di noi?”

Secondo uno studio pubblicato in aprile del 2018 nel quale sono stati analizzati campioni d’acqua del rubinetto, l’83 % dei campioni di acqua potabile del mondo contengono micro-plastiche (72% dei campioni europei).

In Svizzera, il 90% dei suoli delle pianure alluvionali sono contaminate da micro-plastiche.

Il Dipartimento del territorio (DT) del Cantone Ticino ha recentemente pubblicato uno studio che rivela che la concentrazione di micro-plastiche nel Lago Ceresio (213’500 particelle per km2) e nel Lago Maggiore (220’000 particelle per km2) risulta essere pari al doppio rispetto alla media rilevata nelle acque elvetiche.

Per ovviare alla problematica delle micro-plastiche nei laghi il DT prevede ulteriori approfondimenti e una campagna di sensibilizzazione.

Incentrata sulla prevenzione dell’emissione nell’ambiente (evitare i prodotti con imballaggi monouso in plastica, evitare l’uso di saponi, cosmetici e prodotti abrasivi con plastiche primarie), sulla riduzione (evitare i prodotti “usa e getta” in e con plastica) e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti promuovendo il riciclaggio.

Poca attenzione verso le micro-plastiche

In Svizzera la presenza di micro e nano-plastiche nell’acqua potabile non viene sistematicamente analizzata

Perché l’Ufficio federale dell’ambiente (BAFU) ritiene che il rischio che queste raggiungano l’acqua potabile sia basso.

Si presume infatti che le acque di falda siano in gran parte liberate dalle plastiche durante la filtrazione attraverso i vari strati di terreno, o che avvenga negli impianti trattamento dell’acqua potabile.

Ammissione dell’inquinamento

Tuttavia L’ufficio preposto all’approvvigionamento idrico della Città di Zurigo, ammette che, seppure le particelle più grandi di 300 μm siano trattenute durante il processo di filtrazione dell’acqua potabile, la rimozione delle particelle più piccole, in particolare delle nano-plastiche (ovvero le particelle più pericolose per la salute) risulti più difficile.

Ultrafiltrazione rimedio valido

Per rimuovere le nanoparticelle (che comprendono anche le nano-plastiche) dall’acqua potabile, la Città di Zurigo prevede l’istallazione di una fase di ultrafiltrazione nell’impianto di captazione a lago di Moos, a partire dal 2024, istallazione già operativa nei comuni di Horgen e Männedorf sul Lago di Zurigo.

In Ticino, seppure alcune aziende dell’acqua potabile si preparino all’istallazione di nuove tecnologie comprendenti anche l’ultrafiltrazione nel trattamento delle acque captate a lago.

Il rischio della presenza di micro e nano-plastiche nell’acqua potabile pare poco chiaro, alla luce del fatto che gli attuali filtri “a sabbia” non diano garanzie sul trattenimento delle micro e nano-particelle e in presenza di acque lacustri (nel Lago Ceresio e Lago Maggiore) con tenori in micro-plastiche doppi rispetto alla media Svizzera”.


Appello DELL’OMS: servono dati sulle micro-plastiche presenti nell’acqua che beviamo


L’Organizzazione mondiale della Sanità lancia un appello sulle micro-plastiche contenute nell’acqua: presenti ovunque, anche nell’acqua del rubinetto, in quella acquistata in bottiglia e in quella di sorgente, le micro-plastiche sono ancora poco studiate e abbiamo «urgente bisogno di sapere di più sul loro impatto sulla salute».

L’Oms ha pubblicato il rapporto «Microplastics in Drinking Water», in cui chiede un’ulteriore valutazione della presenza di queste sostanze nelle acque che beviamo e delle loro conseguenze sul nostro organismo.

Potenziali Pericoli

I potenziali pericoli associati alle microplastiche presenti nell’acqua potabile, osserva l’ Oms, sono di tipo fisico (collegato al loro accumulo) e chimico (collegato alla loro tossicità), ma vi è anche la possibilità che possano essere veicolo per l’ingestione di microbi patogeni.

Dall’esame della letteratura scientifica disponibile, sono stati identificati solo nove studi che hanno misurato le microplastiche nell’acqua potabile e, nei singoli campioni, sono stati riportate da 0 a 10.000 particelle/L.

Degradazione dei rifiuti

Le microplastiche provengono dalla degradazione di oggetti e tessuti sintetici che entrano nel ciclo dell’acqua potabile, ad esempio attraverso le acque reflue o scarichi industriali, ma «anche le stesse bottiglie di plastica e i tappi possono esserne fonte».

Comprendono una vasta gamma di materiali, con diverse composizioni chimiche (come polietilentereftalato e polipropilene), diverse forme (fibre o frammenti) e diverse dimensioni (da 5mm a meno di 1 micrometro).

Si ritiene che le microplastiche superiori a 150 micrometri vengano espulse dall’organismo con la digestione e che anche l’assorbimento di particelle più piccole sia limitato.

Tuttavia, l’assorbimento di nanoparticelle, può essere più elevato, perché attraverso il sistema linfatico e il sangue possono raggiungere organi, come fegato e reni.

Secondo L’OMS, è quindi urgente fermare l’aumento dell’inquinamento da plastica in tutto il mondo, diminuendone l’uso e migliorandone il riciclo.

Inquinamento micro plastiche

Inquinamento micro plastiche

Impegno personale inderogabile

Fonte Il salvagente

Europa: dal 2021 via al divieto delle plastiche monouso

STOP alle plastiche monouso nella Ue:

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una nuova direttiva che entro il 2021 impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati.

Entro il 2021 dovranno essere vietati nell’Ue le posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette), i piatti di plastica monouso, le cannucce di plastica, i bastoncini cotonati fatti di plastica, i bastoncini di plastica per palloncini, le plastiche ossi-degradabili e i contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso.

Secondo la direttiva, inoltre, entro il 2029 gli Stati membri dovranno raccogliere attraverso la differenziata il 90% delle bottiglie di plastica.

La normativa prevede anche che entro il 2025 le bottiglie di plastica debbano contenere almeno il 25% di contenuto riciclato, per passare al 30% entro il 2030.

Tratto https://www.repubblica.it/ambiente

Alberghi plastic free, Ministero dell’Ambiente avvia percorso

SI è avviato il percorso affinché gli alberghi italiani diventino plastic free.  

Al Ministero dell’Ambiente si è tenuto un incontro interlocutorio ma operativo affinché le strutture alberghiere aderenti a Federalberghi si liberino dalla plastica monouso.

E’ un obiettivo ambizioso per il raggiungimento del quale  il ministero dell’Ambiente si avvarrà della collaborazione di un partner solido come il Wwf, da anni in prima linea contro l’inquinamento da plastica, di Federalberghi, a cui aderiscono circa 27 mila hotel italiani su 33 mila, e della Fondazione Recchi che, insieme, hanno già sottoscritto in giugno un protocollo che prevede l’eliminazione della plastica da parte degli alberghi.

Questa è una buona cosa, ma è ora che ognuno di noi si prenda le proprie responsabilità e agisca di conseguenza, senza aspettare un imposizione legislativa o un ammenda per non averla applicata.

Mi riferisco all’inquinamento della plastica delle bottiglie per l’acqua che si usano quotidianamente

La normativa prevede che entro il 2025 le bottiglie di plastica debbano contenere almeno il 25% di contenuto riciclato, per passare al 30% entro il 2030.

Questo è già un buon inizio, ma anche se riciclata è sempre plastica e per decomporsi ci impiegherà centinaia di anni.

Nel frattempo la plastica è già entrata nella catena alimentare del genere umano.


COMPRESO TE


Microplastiche presenti nell’88% della superficie degli oceani

(Tratto da https://valori.it/microplastiche-presenti-nell-88-superficie-degli-oceani/)

Fibre di microplastica identificate in ambiente marino(fonte wikipedia)

Uno studio di un gruppo di ricercatori spagnoli rivela la presenza di frammenti di materiale inquinante quasi ovunque nei mari.

Una miriade di micro-frammenti di plastica è presente nell 88% della superficie degli oceani , e comporta conseguenze per la catena alimentare marina , dal momento che tali agenti inquinanti vengono assorbiti dai pesci e da altri animali acquatici. 

A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato negli Stati Uniti, e firmato da un gruppo di ricercatori spagnoli.

«Le correnti oceaniche trasportano oggetti di plastica che sono stati ridotti in piccolissimi frammenti a causa delle radiazioni solari.

Decomposizione centenaria

Tali micro-plastiche possono restare presenti per centinaia di anni, e sono presenti in 88 campioni su 100 tra quelli raccolti dalla spedizione Malaspina nel 2010».(siamo nel 2019)

Ha dichiarato Andrés Còzar, scienziato del Centro superiore per la ricerca dell’università di Cadiz, principale autore dello studio.

Quest’ultimo ha confermato inoltre l’esistenza di cinque grandi zone di convergenza dei materiali inquinanti, che corrispondono ai cinque principali assi di circolazione delle correnti attorno al globo terrestre.

Ad oggi, hanno concluso i ricercatori, «l’impatto dei rifiuti sull’ecosistema marino è ancora in buona parte sconosciuto». 


E’ ora di impegnarsi personalmente riducendo il consumo di bottiglie di plastica


Dobbiamo diventare consapevoli

Che le nostre azioni condizionano la vita degli altri e la loro sopravvivenza

ma sopratutto la nostra

Non possiamo più dire

” NON LO SAPEVO “


Sopratutto dopo la seguente inchiesta fatta da Report di RAI 3


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Di Claudia Di Pasquale, da Report Rai 3

Di Claudia Di Pasquale, da Report del 24 ottobre 2016.

Negli ultimi sessanta anni la plastica ha rivoluzionato la nostra vita e ormai avvolge tutto, anche il cibo che mangiamo ogni giorno. Basta pensare che il 90% degli imballaggi alimentari è in plastica, dalle bottiglie dell’acqua alle alici sott’olio, dagli utensili da cucina ai contenitori, ai piatti. Le plastiche sono colorate, morbide, dure, trasparenti, ma per realizzarle servono plastificanti, antiossidanti, inchiostri, solventi. Una piccola dose di sostanze chimiche migra dal contenitore al cibo…

Fonte Il Salvagente

Come possiamo fare

L’Italia è al quinto posto in Europa per la qualità dell’acqua di rubinetto, dopo Austria, Svezia, Irlanda e Ungheria.

Eppure siamo tra i maggiori consumatori di acqua in bottiglia

IN ITALIA si bevono 196 litri l’anno (a persona) di  acqua in bottiglia, nonostante l’acqua che arriva nelle nostre case sia super controllata, economica e sicura, perché soggetta a decine e decine di analisi su tutta le rete di distribuzione.

C’E’ UNA SOLUZIONE ?

La soluzione per ridurre i consumi di acqua in bottiglia



Certo può accadere che l’acqua che sgorga dai rubinetti possa presentare differenze per quanto riguarda sapore, odore o colore.

E Quindi si preferisca l’acqua in bottiglia, con tutti i problemi che questo comporta: sette miliardi di bottiglie (solo in Italia) da smaltire ogni anno, senza contare trasporti e logistica.



Per ovviare al problema, si potrebbe optare per l’installazione di un sistema di filtraggio domestico.

Tra i più semplici, esistono sul mercato i sistemi a micro-filtrazione a carbone attivo, che permettono di ridurre la presenza del cloro e di alcuni sedimenti.

Viene infatti utilizzato del carbone vegetale che si comporta come una pietra estremamente porosa.

Ma se si vuole intervenire sui sali disciolti,(come ormoni derivati di farmaci, Pfas e Pfoa) o sugli elementi indesiderati (come il cromo esavalentel’arsenicoil cadmioil piombo e il mercurio) è necessario installare dei sistemi più sofisticati di ultra-filtrazione o nano-filtrazione.

Quindi Un impianto di ultra-filtrazione , è infatti un utile strumento per avere in casa un’acqua batteriologicamente perfetta e salutare.

Questa tecnologia, grazie all’impiego di  particolari membrane, riesce a filtrare elementi indesiderati come  pesticidi, impedendo inoltre il passaggio di batteri, virus ed endotossine.

BEN IL 150% IN PIU’!!! AL CONTRARIO LA MEDIA DEL COSTO DELL’ACQUA MINERALE IN BOTTIGLIA E’ DI 0,30 EURO!

Il sistema AcquEtika® BIO-ACQUA, permette di avere un’acqua purificata, più sicura e più salutare.


Ora sta a te…


Allarme Acqua contaminata

Allarme Acqua contaminata da: pseudomonas aeruginosa

il ministero ritira lotti

HO  LETTO QUESTA NOTIZIA SUL CORRIERE DELLA SERA ON-LINE

QUI di seguito il link per leggerlo

http://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/17_settembre_20/acqua-contaminata-pseudomonas-aeruginosa-ministero-ritira-lotti-95bbea9c-9e13-11e7-a6ea-abd1a52d72e1.shtml

Da questo articolo prendo spunto per parlarti di contaminazione dell’acqua, un  bene primario per mantenersi in vita e in buona salute.

Tutte le informazioni elencate in questa pagina, sono tratte www.salute.gov.it

Direzione generale della prevenzione sanitaria.

Quindi, attendibili senza ombra di dubbio.


Sta di fatto però,che per via dell’inquinamento,dei pesticidi,delle scorie industriali,non si è più sicuri che l’acqua del nostro rubinetto non sia contaminata.

 “Recenti studi, come quello dell’Istituto nazionale olandese per la Salute dell’ambiente e quello della Tecnical University of Denmark, rivelano, infatti, come l’inquinamento colpisca tutti gli specchi d’acqua dolce europei che non riescono a diluire adeguatamente le sostanze chimiche disciolte al loro interno.”

Mappa Inquinamento Laghi



Report Ispra

(Tratto da Rai News)

Oltre 250 pesticidi nelle acque italiane, il più presente è sempre il glifosate Trovati erbicidi, fungicidi e insetticidi nel 67% dei punti di campionamento di superficie,

Pesticidi nel 67% dei punti di rilevamento superficiali e nel 33,5% in profondità Il glifosate non è certo l’unica sostanza pericolosa che si trova nelle acque italiane,visto che  nel biennio 2015-2016, spiega l’Ispra, ne sono state ricercate a livello regionale quasi 400.

Erbicidi ma anche fungicidi e insetticidi, sostanze come il metolaclor, che supera i limiti nel 7,7% dei casi e il quinclorac, superiore ai limiti nel 10,2% dei casi: tra i pesticidi rilevati anche quelli che di recente l’Unione Europea ha vietato per proteggere le api, i cosiddetti neonicotinoidi, in particolare l’imidacloprid, che è stato trovato nel 51,4% delle acque superficiali esaminate, il tiametoxam, presente nel 18,6% dei controlli e il clothianidin.

(Tratto da Rai News)


Ciclo contaminazione dell’acqua




Percentuale Di Pesticidi



Contaminanti chimici di origine naturale

Origine
della contaminazione
Esempi
Origine
naturale
Composizione delle rocce, dilavamento dei terreni,effetti dovuti al contesto geologico e climatico; corpi idrici superficiali eutrofici (influenzati da scarichi fognari e attività agricole). Esempi: arsenico, fluoro, boro, uranio, vanadio, cianotossine
Fonti Industriali e abitazioni
umane
Industrie estrattive e manifatturiere e industrie di trasformazione, depurazione, rifiuti solidi urbani, deflusso, perdite di carburante.Esempi: tricloroetilene, tetracloroetilene, benzene
Attività
agricole
Concimi, fertilizzanti, allevamenti intensivi e pesticidi.
Esempi: nitrati, pesticidi, ammonio
Trattamento delle acque o materiali a contatto con acqua potabileCoagulanti, DBP, materiali tubazioni.Esempi: piombo,
rame, ferro

Parametri chimici associati alla contaminazioni delle acque


L’identificazione delle fonti di contaminazione in fase retrospettiva consente di riconoscere e rimuovere le cause di non conformità e ripristinare la qualità delle acque per la tutela della salute. Questo approccio applicato in prevenzione è la base del sistema di analisi dei rischi proposto dall’OMS nei water safety plan presente nella revisione della dir 98/83/CE sulla qualità delle acque destinate a consumo umano

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4532&area=acque_potabili&menu=contaminazioni
Parametri chimici associati alla contaminazioni delle acque

Contaminanti chimici di origine naturale

Alcuni parametri chimici associabili a fenomeni di contaminazione delle acque destinate al consumo umano sono riassunti nella Tabella.


Origine
della contaminazione
Esempi
Origine
naturale
Composizione delle rocce, dilavamento dei terreni,effetti dovuti al contesto geologico e climatico; corpi idrici superficiali eutrofici (influenzati da scarichi fognari e attività agricole). Esempi: arsenico, fluoro, boro, uranio, vanadio, cianotossine
Fonti
Industriali e
abitazioni
umane
Industrie estrattive e manufatturiere e industrie di trasformazione, depurazione, rifiuti solidi urbani, deflusso, perdite di carburante.Esempi: tricloroetilene, tetracloroetilene, benzene
Attività agricoleConcimi, fertilizzanti, allevamenti intensivi e pesticidi.Esempi: nitrati, pesticidi, ammonio
Trattamento
delle acque o materiali a contatto con acqua potabile
Coagulanti, DBP, materiali tubazioni.Esempi: piombo, rame, ferro

Tra i contaminanti chimici di origine naturale figurano principalmente composti chimici inorganici presenti nella composizione geologica del terreno sottostante gli acquiferi – come :

  • arsenico
  • boro
  • fluoro
  • vanadio
  • uranio

Trasferiti alle acque per fenomeni naturali di rilascio, in funzione anche dalla natura chimico-fisica delle acque.

Contaminanti chimici di origine antropica


Rientrano in questa categoria i fenomeni di contaminazione riconducibili ad attività industriali o insediamenti umani più o meno circoscritti o diffusi.

Sostanze o miscele complesse di natura chimica organica e/o inorganica, possono trasferirsi nelle acque superficiali o in falda e persistere in molti casi per lunghi periodi.

Trasportate attraverso acque reflue o trasferite direttamente da rifiuti solidi o liquidi impropriamente smaltiti a livello industriale o domestico.

Contaminanti chimici di origine legata ad attività agricole 


Un esempio sono i nitrati, rilasciati da organismi vegetali in decomposizione o più spesso dovuti all’utilizzo di fertilizzanti.

Essi possono essere presenti nelle acque come conseguenza di fenomeni di contaminazione recenti o pregressi, data la loro notevole persistenza e l’estensione delle contaminazioni

I superamenti di valori di parametro per i nitrati ricorrono ancora in diverse aree del nostro paese e richiedono l’abbandono delle captazioni inquinate o l’adozione di trattamenti adeguati delle acque con costi significativi.

(tratto da www.salute.gov.it)


Pesticidi e malattie

I pesticidi hanno un importante impatto anche sul sistema nervoso e su quello ormonale:

Sistema nervoso – gli insetticidi sono stati progettati per colpire il sistema nervoso dei parassiti e alcune sostanze possono influire sullo sviluppo di malattie neurodegenerative e demenza anche sugli esseri umani, come Morbo di Parkinson e di Alzheimer.

Alcuni studi sostengono che i pesticidi possano incrementare anche il rischio di sviluppare la Sclerosi laterale amiotrofica (SLA)

Sistema ormonale – alcuni studi hanno dimostrato l’influenza che i pesticidi possono avere sul funzionamento ormonale

Attenzione però, non si parla di influenza diretta, ma di probabile incremento del rischio di sviluppare queste malattie in casi di sovraesposizione alle sostanze.



BEVI BENE, VIVI MEGLIO




Sai cosa BEVI ?

Bere e cucinare con acqua pura fa bene , ed è fondamentale per  il nostro organismo e la nostra salute

Se Bevi Bene Mangi MEGLIO



Durante la cottura il cibo assorbe L’acqua e tutte le sostanze in essa presenti.

Inoltre L’utilizzo di acqua non pura rischia di alterare le proprietà del cibo quali coloreodore e sapore.

La semplice bollitura, non è in grado di eliminare gli inquinanti chimici che possono essere presenti nell’acqua.

Per mangiare sano, salvaguardando la salute, è quindi fondamentale cucinare con acqua pura  e di alta qualità.

Quindi Scegliere ciò che beviamo, Significa scegliere di tutelare la nostra Salute e il nostro benessere.


Domande o dubbi

Compila la richiesta qui di seguito e avrai le risposte a tutte le tue domande


    Bere acqua in bottiglia di plastica fa male

    Bere acqua in bottiglia di plastica fa male

    Lo dice il Dipartimento di Eco-tossicologia Acquatica

    dell’università di Francoforte

    Secondo un recente studio condotto ricercatori del Dipartimento di Eco-tossicologia Acquatica dell’università di Francoforte, l’acqua in bottiglia di plastica contiene xestrogenisostanze di sintesi che imitano l’azione degli estrogeni.

    Il concetto è stato anche ampiamente ribadito dalla rivista Environmental Science and Pollution Research.

    L’acqua in bottiglia di plastica conterrebbe tracce di xenoestrogeni nel 60% dei campioni esaminati nel 2008 scegliendo tra 12 marche tedesche su 20.
    Quella più sicura è invece l’acqua confezionata in bottiglie di vetro.

    A quanto pare, i contenitori di plastica rilasciano evidenti tracce di xenoestrogeni, i cui effetti sono potenzialmente dannosi per l’organismo.

    Ne ha parlato un’agenzia di stampa on line il cui contenuto è qui di seguito

    www.agenziadistampa.eu/index.php/lista/115-medicina/1362-acqua-minerale-in-bottiglia-attenti-agli-estrogeni

    LA CAUSA

    La causa sarebbe da imputare agli additivi utilizzati per migliorare la resistenza dei materiali o mantenerne brillanti i colori: stabilizzatori, antiossidanti, pigmenti.

    Sono additivi ricavati dalla plastica, come per esempio il bisfenolo, hanno la caratteristica di rilasciare sostanze chimiche nel prodotto alimentare che contengono.

    Che l’acqua in bottiglia di plastica faccia male non è una novità.
    Lo hanno sempre sospettato in tanti ma finalmente adesso abbiamo delle testimonianze da parte di dottori, biologi e tecnologi alimentari.

    E’ il caso del Dott. Cristian Fioriglio, Biologo, Tecnologo alimentare della Polizia di Stato.

    Secondo quanto riportato dal dott Fioriglio nel suo articolo

    (http://www.medicalive.it/contaminazione-bisfenolo-bpa/),

    E’ stato dimostrato che la contaminazione da Bisfenolo A (BPA), un componente potenzialmente pericoloso presente nelle plastiche alimentari e quindi anche nell’acqua in bottiglia di plastica, dipende maggiormente dalla temperatura del cibo che dal grado di usura del contenitore.

    Gli esperimenti condotti dai ricercatori di Francoforte sembrano dimostrare,  che la maggior parte degli estrogeni contenuti nelle acque minerali analizzate provenga proprio dalla confezione.

    Lo confermerebbe anche il fatto che di 4 acque provenienti dalla stessa sorgente ma imbottigliate in confezioni diverse (vetro e plastica), quelle in bottiglie di plastica contengono una quantità di xenoestrogeni nettamente superiore alle altre.

    Anche a distanza di sei/sette anni dalla loro produzione, le bottiglie di plastica rilasciano lo stesso ammontare di BPA rispetto ai contenitori appena prodotti.

    La principale causa che comporta la contaminazione da BPA non è però data dall’età delle bottiglie, ma dalla temperatura del liquido riversato al loro interno.

    Maggiore è il calore sviluppato, maggiori sono i quantitativi di BPA rilasciati dai policarbonati che costituiscono la bottiglia.

    Ad oggi ci sono molti studi in corso riguardo la potenziale tossicità dell’acqua in bottiglia di plastica.

    Una cosa è certa: fintanto che non abbiamo tutte le certezze del caso, è meglio evitare di consumare acqua in bottiglia di plastica.

    Qual è allora la soluzione?

    Ci sono 2 possibilità per risolvere il problema:
    1. Bere acqua dal rubinetto purificata
    2. Acquistare acqua in bottiglie di vetro

    Puoi a questo punto dirigere la tua scelta verso l’uso dell’acqua in bottiglie di vetro che di fatto sostituirebbe l’acqua in bottiglia di plastica.

    Certo, sembrerebbe la scelta più giusta, ma devi caricarti di pesi enormi e del problema di restituire i vuoti qualora la acquistassi su cauzione e con vuoto a rendere.

    Inoltre anche se in bottiglia di vetro, vari studi hanno riscontrato che nell’acqua in bottiglia sono presenti diversi inquinanti, come l’alluminio, l’arsenico, il silicio, silice,borio,berillio ecc…

    UNICA SOLUZIONE

    L’unica soluzione radicale al problema dell’acqua in bottiglia di plastica è quella di istallare un sistema di purificazione dell’acqua Domestico.

    AcquEtika® ACQUA-BIO

    E’ acqua batteriologicamente pura e  ultra-filtrata.

    Quindi da oggi, batteriologicamente pura e  ultra-filtrata con i sistemi AcquEtika® ACQUA-BIO

    Ed inoltre, non utilizzando più acqua in bottiglia di plastica,combatti drasticamente l’inquinamento da plastiche.

    Domande o dubbi

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      Allarme inquinamento plastica

      Allarme Inquinamento Plastica



      Un milione di bottiglie di plastica vendute ogni minuto, per un totale di 480 miliardi in un solo anno: sono i dati relativi al 2016, da cui è partito il quotidiano inglese «The Guardian» per affrontare l’emergenza legata all’inquinamento da plastica.

      NEL 2021 SI VENDERANNO 580 MILIARDI DI BOTTIGLIETTE 



      https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/bottiglie-di-plastica-riciclo-economia-circolare/)

      L’invasione della plastica è un’emergenza di fronte alla quale non è più possibile voltare lo sguardo. Euromonitor stima che entro il 2021 la quota di bottiglie di plastica vendute ogni anno supererà la quota di 580 miliardi: ovvero il venti per cento in più in appena un lustro. Un incremento insostenibile per il Pianeta

      Se ancora ci fosse bisogno di dimostrare il pericolo “geologico” nel quale l’uomo sta plasmando la Terra, basterebbe guardarsi attorno e vedere dove e quanta plastica è dispersa sul pianeta.


      PERICOLO GEOLOGICO

      Se tutta la plastica prodotta negli ultimi decenni fosse ridotta a una pellicola, ce ne sarebbe abbastanza da coprire l’intero pianeta.

      E anche di più: visto l’andamento attuale, entro la metà del secolo lo potremo avvolgere con più strati», afferma Jan Zalasiewicz, geologo dell’università di Leicester (Inghilterra). Zalasiewicz ha da poco presentato uno studio sull’impronta geologica della plastica, che si trasformerà in uno strato fossile sui fondali marini e rimarrà tale per milioni di anni.

      E le sue proiezioni in base alle attuali applicazioni delle plastiche rivelano anche che non sembra possa esserci una diminuzione del suo uso nei prossimi decenni.(fonte Focus)


      Se tutta la plastica dispersa nell’ambiente fosse ridotta a pellicola, si potrebbe avvolgere l’intero pianeta. Più volte.

       I ricercatori hanno scoperto che alle Hawaii il 20% dei pesci mangia plastica. Non dobbiamo stupirci.

      Dalle bottiglie fino alle micro-particelle, circa l’80% della spazzatura che si trova nei mari e negli oceani è plastica.

      Una grave minaccia per la biodiversità marina. Ma  è anche un veicolo attraverso cui le micro-plastiche possono penetrare nella catena alimentare, costituendo un potenziale pericolo per la salute umana.

      Plastica come cibo



      Tutta questa plastica diventa “cibo” per molte specie viventi.

      Un esempio recente è riportato proprio dalla Christensen: «Nello stomaco di una tartaruga rinvenuta sulle nostre coste abbiamo trovato 50 centimetri di rifiuti plastici, dai fili di nailon ai sacchetti.

      Le tartarughe confondono spesso i sacchetti di plastica con il loro cibo preferito, le meduse, e naturalmente il risultato è la morte».(fonte Focis)

      https://www.focus.it/ambiente/ecologia/rifiuti-di-plastica-una-bomba-ecologica


      Da dove arriva la micro-plastica


      Cosa succede quando ci laviamo i denti o quando facciamo la doccia? Dove finiscono le bottiglie di plastica dell’acqua purissima che beviamo? Cosa ingeriamo quando mangiamo un piatto di frutti di mare?

      Le risposte di questo video sono sorprendenti (e piuttosto spaventose) e confermano quanto spiegavamo sulla microplastica.

      Il progetto It’s a plastic World è la tesi di laurea di Andreas Tanner, studente in scienze applicate all’università di Coira (Svizzera).


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      Del suo video racconta: «durante le mie ultime vacanze ho trovato una spiaggia completamente invasa da rifiuti di plastica.

      Mi sono chiesto come fosse possibile. Tornato a casa, ho cominciato a fare ricerca sulle cause e ho deciso di usare il materiale per il video che presenterò alla mia discussione di laurea».

      Il progetto di Tanner ha ottenuto l’approvazione e il sostegno di alcune importanti Ong come Greenpeace, il WWF e PlasticOceans. (fonte Focus)

      https://www.focus.it/ambiente/ecologia/e-un-mondo-di-plastica


      Microplastiche, cosa sono e quali danni causano ad ambiente e salute


      Le piccolissime particelle sono comprese tra i 5 millimetri e 330 micrometri. Derivano da fonti diverse: abbigliamento, processi industriali, prodotti cosmetici. Secondo gli studi più recenti, dal 20 al 30% dei pesci nel Mediterraneo ne sono contaminati

      Sono talmente piccole da risultare spesso invisibili all’occhio umano, si trovano nei nostri indumenti, nei prodotti cosmetici e possono provenire da tanti processi di origine industriale.

      Sono le microplastiche: (fonte sky24) minuscole particelle di materiale plastico, prodotte dall’uomo, di dimensioni convenzionalmente comprese tra i 5 millimetri e 330 micrometri.

      Come è stato già dimostrato, sono presenti in grandissime quantità nell’ambiente, specialmente quello marino, risultando potenzialmente nocive per la nostra salute

      L’Italia è il settimo Paese europeo in termini di generazione di rifiuti in plastica pro capite. Con i nostri 35,05 chili all’anno, siamo ancora sopra la media europea (31,33). Lo rivelano gli ultimi dati di Eurostat, aggiornati al 2015. Altamente nocivi per l’ambiente marino, gli scarti di confezionamento in plastica sono al centro dell’attenzione anche per le possibili conseguenze sull’alimentazione umana (leggi lo Speciale Sky “Un mare da salvare”

      Dove si trovano le micro-plastiche



      Uno studio condotto dall’associazione no profit Orb Media, i cui dati sono stati pubblicati dal Guardian, ha riscontrato la contaminazione di micro-plastiche nell’acqua di rubinetto dei Paesi di tutto il mondo.

      I test sull’acqua di oltre dieci nazioni sono stati analizzati dagli scienziati che hanno certificato come l’83% dei campioni sia contaminato da fibre di plastica.

      Tra le nazioni europee, Regno Unito, Germania e Francia hanno il più basso tasso di contaminazione, che comunque raggiunge il 72% delle acque campionate.


      MICRO PLASTICHE ANCHE IN ITALIA



      In base a quanto riportato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) nel 2017, neppure l’Italia è esente dall’inquinamento da microplastiche: il Mediterraneo è infatti uno dei mari più inquinati al mondo, tant’è che vi si concentra il 7% delle particelle di plastica a livello globale


      Come le micro-plastiche influiscono sulla salute umana


      Come conferma il dossier pubblicato da Greenpeace, la presenza delle microparticelle è stata documentata in organismi differenti e con diverse abitudini alimentari: dalle specie planctoniche agli invertebrati, ma anche nelle creature marine più grandi come cetacei e predatori.

      Nello specifico, il rapporto pubblicato prende in considerazione oltre 200 organismi tra quelli più pescati e più consumati quali acciughe, triglie, merluzzi, gamberi e cozze.

      Da questi dati emerge come una percentuale che va dal 25 al 30% dei pesci e degli invertebrati conteneva microplastiche

      il dottor Sherri Mason, un esperto di microplastica presso la State University di New York in Fredonia, che ha supervisionato le analisi per Orb:

      ha dichiarato,”Abbiamo abbastanza dati da guardare alla fauna selvatica, e gli impatti che sta avendo su di essa, per essere preoccupati.

      Se sta influenzando la fauna selvatica, allora come pensiamo che non avrà alcun impatto su di noi?”


      Come possiamo difenderci?


      L’Italia è al quinto posto in Europa per la qualità dell’acqua di rubinetto, dopo Austria, Svezia, Irlanda e Ungheria.

      Eppure siamo tra i maggiori consumatori di acqua in bottiglia

      IN ITALIA si bevono 196 litri l’anno (a persona)di  acqua in bottiglia, nonostante l’acqua che arriva nelle nostre case sia controllata, economica e sicura, perché soggetta a decine e decine di analisi su tutta le rete di distribuzione.

      C’E’ UNA SOLUZIONE ?


      Le soluzioni per ridurre i consumi di acqua in bottiglia

      Certo può accadere che l’acqua che sgorga dai rubinetti possa presentare differenze per quanto riguarda sapore, odore o colore.

       Quindi si preferisca l’acqua in bottiglia, con tutti i problemi che questo comporta: sette miliardi di bottiglie (solo in Italia) da smaltire ogni anno, senza contare trasporti e logistica.

      Per ovviare al problema, si potrebbe optare per l’installazione di un sistema di filtraggio domestico.

      Tra i più semplici, esistono sul mercato i sistemi a micro-filtrazione a carbone attivo, che permettono di ridurre la presenza del cloro e di alcuni sedimenti.

      Viene infatti utilizzato del carbone vegetale che si comporta come una pietra estremamente porosa.

      Ma se si vuole intervenire sui sali disciolti,(come ormoni derivati di farmaci, Pfas e Pfoa) o sugli elementi indesiderati (come il cromo esavalentel’arsenicoil cadmioil piombo e il mercurio) è necessario installare dei sistemi più sofisticati di ultra-filtrazione o nano-ultra-filtrazione.

      Un impianto di ultra-filtrazione , è infatti un utile strumento per avere in casa un’acqua batteriologicamente perfetta e salutare.

      Questa tecnologia, grazie all’impiego di  particolari membrane, riesce a filtrare elementi indesiderati come  pesticidi, impedendo inoltre il passaggio di batteri, virus ed endotossine.

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